lunedì 18 giugno 2007

Risultati dell'incontro pubblico con Giorgio Boatti e Luca Mercalli


La sala teatro comunale di Bressana Bottarone non si è rivelata sufficiente per contenere tutti coloro che sono intervenuti all'incontro pubblico con Luca Mercalli e Giorgio Boatti organizzato dal Coordinamento dei Comitati contro la Broni-Mortara, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato Parco Visconteo, Associazione Terra Celeste, Associazione Insieme, Amici di Beppe Grillo, Associazione La Rondine.

L'incontro ha rappresentato la prima occasione per lanciare la sottoscrizione finalizzata a chiedere l'annullamento dell'iter autorizzativo dell'autostrada Broni-Mortara, iniziativa che ha raccolto già al suo esordio pubblico oltre trecento adesioni.

La serata ha avuto inizio con una relazione di Giuseppe Camerini sul consumo di suolo: oltre 13.000 ettari di suolo agricolo cancellato dal 1950 al 1998 in provincia di Pavia, con un tasso di cementificazione di 355 ettari/anno tra il 1998 e il 2004, contro i 270 ettari/anno registrati tra il 1950 e il 1998. Per l'Oltrepò la situazione è particolarmente pesante: cancellazione del 12% dei suoli agricoli di pianura tra il 1961 e il 2000.

Giorgio Boatti ha commentato questi numeri parlando di un modello di sviluppo "vorace", che procede inarrestabile, sfigurando luoghi e comunità umane alle quali tali scelte - come è il caso della Broni-Mortara e del polo logistico di Bressana - vengono imposte da chi ha il potere.

Luca Mercalli si è rivolto alla platea con una provocazione, mostrando una cipolla di Breme, uno fra i prodotti agricoli più tipici al mondo, visto che si coltiva su una superficie di 1-2 ettari, e un barattolo di asparagi bianchi comprati in un hard discount e importati dalla Cina. "Il nostro modello di sviluppo" ha osservato il meteorologo di RAI 3 "non ha futuro alla luce della crisi energetica che si profila, non possiamo pensare di poterlo sostenere ancora a lungo, il prezzo del trasporto delle merci e dunque dei prodotti agricoli è destinato a medio termine a subire
un'impennata, ragion per cui dobbiamo essere previdenti, tutelare la nostra autosufficienza alimentare, mettere un freno alla continua dissipazione di suolo agricolo. I suoli della Pianura padana sono tra i più fertili al mondo, sono i nostri gioielli di famiglia e la loro cementificazione è un danno irreversibile. Una politica che progetta il consumo di questo suolo impiantandovi logistiche, ipermercati e infrastrutture ovunque, è senza futuro".

Concetti sui quali - in fase di dibattito - hanno offerto le loro riflessioni Angelo Maggioni (Legambiente), Michele Pasotti (Coordinamento Comitati contro la Broni-Mortara), Georg Duhr, Walter Rao (Comitato di Sommo), Paolo Ferloni (Italia Nostra),Irene Campari(Consigliera Comunale di Pavia), Bevilacqua Valeria (Comitato di Bressana-Cascina Bella).

Gli Amici di Beppe Grillo hanno poi presentato un breve filmato sull'impatto che l'autostrada Broni-Mortara è destinata a produrre: 45.000veicoli/giorno, incremento degli ossidi di azoto, dei PM 10, in aree, come per esempio quella di Cava Manara, dove già oggi si registrano livelli di PM10 superiori ai livelli di guardia, come dimostrano i dati recentemente diffusi dall'ARPA.

Irene Campari, consigliera comunale indipendente di Pavia, ha raccontato la Broni-Mortara dalla parte di chi l'ha vista nascere dagli accordi trasversali e non sempre limpidi della politica locale, proposta nel 2003 come collegamento a Malpensa, e a fine dicembre 2006 votata attraverso una ben poco democratica delibera di giunta. Il progetto preliminare ne snatura lo spirito originario, trasformandola in un'opera dalle tariffe salatissime al servizio delle logistiche e dei centri commerciali di attuale e futura costruzione. Un grave impatto sulle risorse paesaggistiche del territorio e sull'inquinamento dell'aria. La Campari ha fatto notare inoltre come il Consiglio comunale abbia votato a maggioranza la proposta di effettuare la V.A.S. (Valutazione ambientale strategica) sulla Broni-Mortara dopo l'approvazione del progetto da parte della Conferenza dei Servizi, e quindi dello stesso Comune di Pavia. Quando 'anche i bambini sanno che la V.A.S., per sua natura giuridica, deve precedere qualsiasi decisione di insediamento produttivo e viabilistico sul territorio." "Hanno deciso per Voi: vi hanno vietato di ragionare sul futuro della Vostra regione. Stanno rendendo questa parte della Lombardia la piattaforma logistica di tutto il Nord Italia". Dietro le decisioni politico-economiche che interessano il nostro territorio, si trovano nomi di politici e imprenditori le cui vicissitudini sono note a tutti, ma che la gente teme presino di pronunciare - afferma la Campari.

Valeria Bevilacqua (Comitato Cascina Bella) ha ribadito il giudizio negativo delle associazioni e dei comitati sul progetto di intermodalità di Bressana e ha annunciato che a breve saranno consegnate al Sindaco Eddy Latella le oltre 1300 firme raccolte a Bressana contro questo progetto.

Il Comitato per il Parco Visconteo ha auspicato che al più presto Associazioni e Comitati "facciano rete" e uniscano gli sforzi a tutela del territorio. La proposta, accolta con favore dal pubblico presente, riassume il senso della serata, che da incontro informativo si è trasformata nel primo atto comune di un gruppo di realtà che intende portare avanti insieme e tenacemente un modo diverso di progettare il futuro del nostro territorio.

Da registrare la presentazione ufficiale del Movimento delle Donne, che si propone di seguire da vicino fin dai prossimi giorni tutte le vicende che riguardano i temi del territorio e della salute.

Il Coordinamento dei Comitati contro l'autostrada Broni-Mortara

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Tratto da : http://eddyburg.it/article/articleview/9161/0/127/


Lo Share dello Sprawl

Autore: Bottini, Fabrizio


Data di pubblicazione: 17.06.2007 18:54


Sembra incredibile, ma anche con un tema come “Quale modello di sviluppo per il nostro territorio?”, si attirano grandi folle a una serata di dibattito. Certo, anche saper parlare qualche volta aiuta …


Lo sprawl fa share: in tutti e due i sensi. Il primo, più allarmante e letterale, è che i confini amministrativi di Scatolonia, dell’insediamento diffuso selvaggio, si allargano a ogni minuto che passa, e si prendono uno “share” crescente della vita di ognuno: di spazio, di tempo, di respiro. Il secondo, declinando il verbo “ to share” nel senso pubblicitario-mediatico più in voga oggi, è la possibile buona notizia: anche parlare di sprawl può attirare l’interesse della gente, di tanta gente. Della maggior parte dei politici pare ancora di no, ma della gente che poi li dovrebbe eleggere sicuramente.

Naturalmente, per iniziare a comunicare bisogna porsi il problema, e non sperare (come ahimè si fa quasi sempre) che basti la forza del messaggio a travolgere gli animi. Lo diceva anche McLuhan, che il messaggio è il mezzo, no? E lo diceva un paio di generazioni fa. Non sarebbe magari ora di pensarci?

Le folle attirate nella tiepida serata estiva di sabato 16 giugno alla sala comunale di Bressana Bottarone (PV), a qualche centinaio di metri dagli argini del Po, e a pochi centimetri da una parallela folla di zanzare, forse erano anche incuriosite dalla presenza di nomi noti, come il giornalista della Stampa Giorgio Boatti, o ancor più il meteorologo televisivo Luca Mercalli. E aiutava molto, anche, l’incombere da queste parti di una collezione di mostruosità da catalogo: poli logistici come se piovesse, centri commerciali, e a legare il tutto (all’ubiquo ed esiziale asse Lisbona-Kiev, of course) l’ultimo capolavoro della Broni-Mortara, vera e propria fabbrica di sprawl secondo i più classici meccanismi.

Però, sia gli aspetti di – sacrosanta - protesta locale, sia quelli più sottili della logica “e adesso un bell’applauso”, hanno lasciato gran parte dello spazio al convitato di pietra: il consumo di suolo vivo sotto i nostri piedi, sostituito rapidamente e sconsideratamente da goffi quanto inutili scatoloni e asfaltature, fin quando come ha osservato a un certo punto Mercalli “Ci troveremo con tanti capannoni. Vuoti. E la pancia pure”.

E la pancia pure. Perché in Italia, come ci mostrano spietate le immagini satellitari dell’Agenzia Europea per l’Ambiente proiettate sullo schermo, si costruisce nelle aree piane più “facili”, ovvero quelle che molti millenni di storia avevano addomesticato attraverso l’agricoltura ad una presenza umana, trasformandole in un sistema di suoli fra i più fertili e produttivi del pianeta. Ora invece il sistema delle sue città gonfiato ed esploso nell’insediamento diffuso, via via abbandona e divora le radici da cui è nato, trovando di che alimentarsi sempre più lontano, e con forme che ricordano molto da vicino la rapina: come possono altrimenti arrivare sulle nostre tavole cestini di frutta a prezzi competitivi, trasportati in aereo per migliaia di chilometri bruciando tonnellate di petrolio?

Che fare, quando il petrolio sarà finito, e saranno anche esauriti i suoli coltivabili attorno alle città, sostituiti da parcheggi, centri commerciali, e “ quartieri immersi nel verde a cinque minuti d’auto da ..”?

Qui, davanti all’ovvio, ma non abbastanza ovvio da convincere gran parte dei grandi decisori, scatta l’applauso in stile televisivo della gremita sala comunale di Bressana Bottarone. A dimostrare, in modo imperfetto e magari contraddittorio, per carità, che per raccontare verità scomode non è assolutamente obbligatorio essere involuti, farfuglianti, tribunizi, tanto si ha ragione comunque.
Impariamo almeno che la comunicazione è essenziale, da Berlusconi. Come si diceva a proposito di un'altra cosa: non si butta via niente.

Nota: per i lettori meno affezionati di questo sito, si avverte che articoli sui temi dell'insediamento diffuso, del consumo di suolo ecc., sono sparsi fra tutte le cartelle, ma in particolare si concentrano in Mall/Spazi della Dispersione, e in Eddyburg/Il Consumo di suolo (f.b.)

Nicola ha detto...

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